Formazione partecipativa

a cura Salvatore Patera

Ricerca, Educazione, Azione rappresentano i fondamenti del “modello partecipativo” nato negli anni ’50 del secolo scorso a partire dall’esperienza paradigmatica del gruppo di ricerca “IAP”  – Investigaciòn-Acciòn-Participativa – (Quintana Cabanas, 1986).

Pur tra differenti riferimenti epistemologici e metodologici, dalla metà degli anni ’80 tale visione culturale si è poi diffusa in Europa  nell’ambito dell’educazione degli adulti.

La formazione partecipata propone una netta rottura rispetto ai tradizionali criteri teorici e metodologici sinottico-razionali e auto-referenziali, restituendo centralità alle persone portatrici di bisogni e competenze insieme alle quali realizzare una processo di emancipazione in grado di promuovere consapevolezza nei  processi di apprendimento e nelle pratiche di cambiamento (Freire, 1973).

In vista di assicurare il successo dell’intervento, il criterio di fondo della formazione partecipata risiede nel favorire la co-progettazione e co-valutazione degli interventi formativi includendo gli stakeholder nei processi di produzione di conoscenza e di presa di decisione (consultivi-deliberativi). In particolare, nella progettazione – realizzazione – valutazione di interventi formativi, l’attenzione è rivolta a modelli partecipati che vanno nella direzione della democratizzazione e della governance dei processi decisionali a partire da criteri e procedure condivise (House, 2006). In questa direzione, il docente assume il ruolo di facilitatore e monitore dei processi di apprendimento.

Nella formazione partecipata assume centralità il valore conoscitivo che proviene dal contesto acquisito dai docenti quale momento di esplicitazioni di conoscenze dichiarative e procedurali per i formandi (learning evaluation) nonché garanzia di un efficace e coerente progettazione/valutazione formativa. In questa prospettiva  vengono quindi messi al centro processi di auto-apprendimento e apprendimento collaborativo/cooperativo tra formandi/docenti valorizzando la corresponsabilità nella progettazione – realizzazione – valutazione delle attività formative (Bochicchio, Di Viaggiano, 2012).

Da questo punto di vista gli stakeholder definiscono l’oggetto di valutazione e le modalità di co-progettazione, maturando una visione condivisa relativa al funzionamento delle attività formative nonché ai guadagni formativi che da esso ne derivano, ricadute, impatti attesi, risultati (Torrigiani, 2010).

La coproduzione e condivisione di significati e pratiche produce apprendimento in un processo circolare e riflessivo migliorando l’intervento formativo e dandone consapevolezza in una logica di empowerment, ai soggetti coinvolti (Colazzo, 2008).

Nelle attività di formazione, il formando è riconosciuto come il soggetto titolato a giudicare la qualità del servizio, a riconoscere gli effetti prodotti dall’intervento aumentando la domanda di valutazione e di progettazione finalizzata a meglio governare l’incertezza che caratterizza contesti sociali complessi.

Dal punto di vista metodologico si tratta di definire criteri e modelli coerenti, corretti e trasparenti per co-progettare e co-valutare tali interventi formativi. Il rigore metodologico è garantito all’interno di una prospettiva definita di “costruttivismo temperato”, rispetto alla quale, i processi partecipativi e di costruzione sociale devono comunque svolgersi all’interno di criteri metodologici certi. In tal senso, la formazione partecipata è accompagnata da un disegno di ricerca a finalità valutativa. Tale attività di ricerca si riferiscono al fatto che le attività di progettazione e realizzazione dell’intervento formativo possano valutarsi tramite conoscenza prodotta processualmente a partire dai punti di vista di cui sono portatori i differenti soggetti coinvolti – committenti, docenti, formandi, stakeholder locali – (Palumbo, 2001).


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Quintana Cabanas, J. M. (a cura di) (1986) Investigaciòn Partecipativa, Educaciòn de Adultos. Madrid: Narcea.
Freire, P. (1973) L’educazione come pratica di libertà, Milano: Mondadori.
House, E.R. & Howe, K. R. (1999) Values in evaluation and social research,  Thousand Oaks, CA: Sage
Bochicchio, F. Di Viaggiano, P. L.. (2012)  La formazione partecipata, Milano: Guerini Associati.
Torrigiani, C. (2010) Valutare per apprendere. Capitale sociale e Teoria del programma, Milano: Franco Angeli.
Colazzo, S. (a cura di), (2008) Progettazione e valutazione dell’intervento formativo, Milano: McGraw-Hill.
Palumbo, M. (2001) Il processo di valutazione. Programmare, decidere, valutare, Milano: Franco Angeli.


PER L’APPROFONDIMENTO E LA RICERCA

AA.VV., (2005) Dalla scienza pedagogica alla clinica della formazione. Sul pensiero e l’opera di Riccardo Massa, Milano:  Franco Angeli
Barbier, J.M. (1989) La valutazione nel processo formativo, Torino; Loescher
Giroux, H. (1995) Culture, power and transformation in the work of Paulo Freire, in F. Schultz (Ed.), Notable selections in education, New York: McGraw Hill
Friedmann, J. (1992). Empowerment. The Politics of Alternative Development, Cambridge: Blackwell
Minkler, M. Wallerstein, N., (2008) Introduction to community-based Participatory research in Minkler, M. Wallerstein, N. (eds.) Community-based Participatory research from process to outcomes, San Francisco: John Wiley and Sons


RISORSE ON LINE

Numerosi approfondimenti sul nesso formazione-valutazione sono disponibili sul sito http://www.paulofreire.org dove sono ospitati studi, ricerche, riflessioni, progetti affini ai temi trattati in questa scheda. Alcuni spunti interessanti sono reperibili sulla versione italiana del sito dedicato a Paulo Freire: http://www.paulofreire.it/.
Sui temi più specificamente legati al nesso valutazione-partecipazione il sito dell’Istituto Italiano di Valutazione offre numerosi contributi utili: http://www.valutare.org/.

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