Bruner e la teoria dell’istruzione

a cura di Chiara Laici

Jerome Bruner  è uno dei più importanti e noti psicologi contemporanei , con la sua attività di ricerca ha contributo agli sviluppi della psicologia dell’educazione e della didattica. Nato a New York il 1° ottobre 1915,  ha conseguito il B.A. alla Duke University (1937), ed il dottorato alla Harvard University (1941) dove è stato professore di psicologia e dal 1960 al 1972 ha diretto il Center of Cognitive Studies. Dal 1972 al 1980 ha insegnato psicologia sperimentale alla Oxford University ed è attualmente professore alla New York University e professore emerito presso la New York University School of Law. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e lauree honoris causa in università di tutto il mondo.

La sua ricerca muove dagli studi giovanili sul funzionalismo percettivo al cognitivismo degli anni ’60 fino ai più recenti interessi in ambito costruttivistico ed ermeneutico. Grande influenza hanno esercitato su di lui Piaget e Vigotskij, quest’ultimo specialmente per il concetto di cultura e il suo carattere protesico, per il concetto di zona di sviluppo prossimale e per il ruolo del linguaggio nello sviluppo del pensiero.

I primi studi di Bruner vennero condotti sulle conseguenze del dopoguerra nella psicologia sociale e successivamente sul processo percettivo e sull’influenza dei fattori sociali.

In opposizione ai comportamentisti, diede inizio ad un nuovo indirizzo di ricerche chiamato “New look on perception” che sosteneva, tra l’altro, la continuità tra l’attività percettiva e quella concettuale, studi che lo portarono ad apprezzare le idee di Maria Montessori sul valore del materiale strutturato per lo sviluppo logico.

Nel 1959,  un anno decisivo per i problemi educativi, pedagogici e scolastici, Bruner fu chiamato a coordinare un gruppo di studiosi alla Conferenza sull’Educazione di Woods Hole dove si progettarono nuove teorie dell’istruzione e modalità per migliorare i programmi scolastici e i metodi didattici statunitensi. I risultati di tali studi vennero raccolti nel volume “The process of Education” (1960).

Negli anni ’60 gli studi di Bruner sui processi di insegnamento-apprendimento, sui programmi e i curricoli scolastici, sui modi e gli strumenti dell’insegnamento ebbero una notevole diffusione in tutto il mondo e furono punto di riferimento per la revisione dei programmi di studio e dei metodi di insegnamento. Tali studi vennero raccolti nei volumi “Toward a Theory of Instruction” (1966),  “On Knowing. Essays for the Left Hand” (1962), “Studies in Cognitive Growth” (1966).

Nell’analisi dei processi di apprendimento Bruner è partito dalle ricerche di Piaget per poi svilupparle sottolineando l’influenza dei fattori socio-culturali rispetto a quelli genetici. Per lui una teoria dell’istruzione doveva indicare le esperienze più efficaci per promuovere l’apprendimento e  specificare inoltre come va strutturato un complesso di conoscenze affinché sia effettivamente compreso dal discente. Le discipline vengono infatti concepite da Bruner come un insieme organizzato e coerente di conoscenze e non come semplice insieme di nozioni. In questa prima fase di studi connessi ad una visione cognitivista, propone quindi, tra l’altro, i concetti di struttura e di curriculum a spirale. Essendo possibile evidenziare le operazioni mentali funzionali alla crescita intellettuale (categorizzazione, concettualizzazione, messa in atto di strategie per la soluzione di problemi, ricerca di significato) ed essendo ogni corpus disciplinare caratterizzato da una struttura profonda (proposizioni generative e principi organizzativi) è sul piano di tali strutture logiche e psicologiche che deve avvenire l’incontro tra discente e scienza, e non sui contenuti specifici delle discipline. Il movimento a spirale che parte da un approccio intuitivo alla conoscenza per proseguire con ciclici approfondimenti e successivi ritorni e iterazioni, permette di comprendere le idee di base connesse alle varie discipline e permette di insegnare qualsiasi problematica a chiunque in ogni età, purché si adegui il materiale da insegnare alla modalità di rappresentazione della realtà di chi apprende. Questo significa che le stesse strutture di contenuto debbono essere mediate da processi pedagogici di tipo operativo, visivo e simbolico. Ciò permetterà di definire tre modalità di rappresentazione: attiva, iconica e simbolica.

Gli studi di Bruner considerarono in seguito l’impatto della povertà, del razzismo e dell’emarginazione sulla vita mentale e sullo sviluppo dei bambini, e si orientarono quindi sull’influenza della cultura sul modo in cui i bambini apprendono. In particolare il linguaggio verbale, prodotto culturale per eccellenza, è strettamente connesso allo sviluppo intellettuale, contraddistingue e addirittura “marca”  lo sviluppo del bambino secondo la cultura di cui è espressione (“Children’s Talk: Learning to Use Language”, 1983).

Con tali studi Bruner prospetta una nuova idea della mente e del suo sviluppo in quanto è nella vita sociale e culturale delle persone e nei loro tentativi di costruire percezioni e resoconti dell’esperienza socialmente condivisibili che sono da ricercarsi le proprietà distintive della vita psichica.

La cultura, col suo carattere protesico, è fondamentale perché permette di trasmettere ed ampliare la conoscenza tra le diverse generazioni attraverso numerosi dispositivi, amplificatori della capacità motoria, comunicativa e cognitiva.

Negli anni ’80 e ’90 Bruner è diventato quindi fautore di una concezione costruttivistico-culturalista anche grazie alle influenze del mondo dell’epistmologia, in particolare di Goodman, e delle riletture di Vigotskij.

Nella svolta culturalista si evidenziano come elementi fondamentali l’intenzionalità e l’intersoggettività per la negoziazione del significato nei diversi ambiti di vita. Il lavoro di Bruner approfondisce infatti gli aspetti della memoria autobiografica e del pensiero narrativo. Secondo lo studioso esistono due tipi di pensiero, quello paradigmatico, tipico della verità scientifica e quello narrativo, basato sul criterio della verosimiglianza e che presenta le caratteristiche del racconto, tramite il quale è possibile ricondurre a unitarietà e dare senso alle vicende personali . È grazie ai racconti messi a disposizione dalla cultura che si apprende e si arricchisce l’esperienza. La narrazione è quindi la modalità conoscitiva per eccellenza perché non è solo ricostruzione a posteriori dell’esperienza ma fornisce a questa il suo tessuto, ovvero i format e gli schemi dell’esperienza stessa ed è quindi fondamentale per l’atto della costruzione di significato. I risultati di queste ricerche sono raccolti nei volumi “Actual Minds, Possible Worlds” (1986), “Acts of meaning” (1990), “The culture of education” (1996).

Dalla fine degli anni ’90 Bruner si occupa di ricerche inerenti la narrazione e il diritto segnalando come il tessuto culturale cambi anche in relazione ai modi di raccontare i casi giudiziari. La letteratura e la diversa sensibilità narrativa che produce, influenzano sia il modo di raccontare i casi giudiziari da parte degli avvocati sia il modo in cui questi vengono inquadrati in categorie giuridiche da parte dei giudici (“Making stories: Law, literature, life” 2002).


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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Scienze postmoderne, Jerome Bruner: http://www.scienzepostmoderne.org/DiversiAutori/Bruner/Bruner.html
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PER L’APPROFONDIMENTO E LA RICERCA

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Bruner, J. S.,  Goodnow, J., Austin, G. (1956). A Study of Thinking. New York: Wiley. Tr. It. Il pensiero: strategie e categorie, Armando, Roma, 1969.
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Bruner, J. S., Olver, R., Greenfield, P. (1966). Studies in Cognitive Growth. New York: John Wiley & Sons,. Tr. It. Studi sullo sviluppo cognitivo, Armando, Roma, 1968.


RISORSE ON LINE

Encyclopedia Britannica, Jerome Bruner: http://www.britannica.com/EBchecked/topic/82186/Jerome-S-Bruner
Lelli S. (2007) I contributi della psicologia culturale di Bruner e dell’approccio narrativo nei processi di cambiamento in psicoterapia. Scienze Postmoderne: http://www.scienzepostmoderne.org/DiversiArticoli/BrunerNarrazioniPsicoterapia.html
New York University School of Law, Jerome Bruner: https://its.law.nyu.edu/facultyprofiles/profile.cfm?section=bio&personID=19807
New York University, Jerome Bruner: http://www.psych.nyu.edu/bruner/
Scienze postmoderne, Jerome Bruner:http://www.scienzepostmoderne.org/DiversiAutori/Bruner/Bruner.html
Social Psychology Network, Jerome Bruner: http://bruner.socialpsychology.org/