Convivere nelle organizzazioni

a cura di Francesco Paolo Romeo

La crisi strutturale nella quale versano le organizzazioni, è di natura “umana” prima che di altro tipo (economica, finanziaria, politica ecc.). In particolare, sul piano organizzativo è una crisi di “governance delle risorse umane”, mentre sul piano individuale è una crisi che riguarda l’identità che nel lavoro influenza negativamente la motivazione, l’appartenenza, il senso di responsabilità, l’etica del lavoro ecc..

Negli ambienti di lavoro, i legami affettivi e sociali sembrano fortemente indeboliti e compromessi. Gli individui sembrano preferire modalità improntate all’individualismo per meglio “difendersi” dalle relazioni, anziché favorirle, come è necessario per raggiungere qualunque significativo traguardo. Ciò avviene, paradossalmente, mentre le nuove tecnologie – attraverso le reti globali -moltiplicano gli scambi relazionali in modo esponenziale.

Situazioni che sembrano segnare un regresso anche rispetto alla possibilità di costruire organizzazioni dal “volto umano” che fondano le logiche del proprio agire sulla crescita e sulla valorizzazione delle persone, anziché sulla presenza di soggetti dipendenti sul piano identitario (Romeo, 2009).

In sintesi, nella postmodernità convivere nelle organizzazioni è un aspetto problematico che la formazione può contribuire a migliorare, come dimostrano i risultati di alcuni recenti studi ed esperienze sul campo  (Bochicchio, 2011).

Il costrutto di convivenza organizzativa richiede capacità e impegno nel rapportarsi con altri in modo efficace (il costrutto di con-tatto, è indicativo al riguardo). La difficoltà operare nel quadro di una buona convivenza organizzativa risiede soprattutto nell’equilibrio che ogni individuo deve stabilire tra il sé e l’altro: tra l”individuarsi” e l”appartenere”. Come nel famoso esempio dei porcospini di Schopenhauer, l’accentuata vicinanza costringe gli animali a pungersi con i loro aculei mentre, viceversa, l’eccessiva lontananza determina sofferenza e isolamento. Assumendo la vita come una metaforica bilancia esistenziale, gli individui devono imparare a gestire la loro specificità intesa come patrimonio individuale e collettivo a un tempo.

Se l’identità è la sede degli scambi tra soggettività e intersoggettività, tra stimoli interni e acquisizioni culturali, è lecito affermare che “noi siamo (anche) le persone che abbiamo incontrato nella nostra vita”. In questo senso, la qualità dello scambio interculturale è l’elemento fondante il costrutto di convivenza organizzativa.

Per determinare un apprendimento organizzativo capace di incidere positivamente sulla qualità della convivenza tra le persone, anche in vista di migliorare il risultato complessivo dell’organizzazione, la formazione deve privilegiare esperienze che favoriscono l’emersione, la gestione e la capitalizzazione dell’intelligenza organizzativa attraverso comunità di pratica capaci di assumere autenticamente in carico tali traguardi.

Per fare questo occorre progettare interventi capaci di valorizzare – nel decidere, nello scegliere, nel relazionarsi e nell’agire – l’esperienza, la riflessività, l’innovatività, l’autonomia e la responsabilità. I guadagni riguarderanno il miglioramento delle condizioni di salute e benessere negli ambienti di lavoro, come pure il miglioramento delle performance individuali e organizzative.


 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Bochicchio F. (2011). Convivere nelle organizzazioni. Significati, indirizzi, esperienze. Milano: Raffaello Cortina.
Romeo F.P. (2009). Interventi formativi incidenti sul clima organizzativo, in Colazzo S., (a cura di), Formare gli adulti. Questioni di progettazione e valutazione negli ambiti dell’apprendimento esperienziale, apprendimento per metafore, outdoor training. Melpignano (Lecce): Amaltea edizioni.


 

PER L’APPROFONDIMENTO E LA RICERCA

Avallone F., Farnese M.L. (2005). Culture organizzative. Modelli e strumenti di intervento. Milano: Guerini e Associati.
Avallone F., Paplomatas A. (2005). Salute organizzativa. Psicologia del benessere nei contesti lavorativi. Milano: Raffaello Cortina,
Di Maria, F. (2000). Psicologia della convivenza. Soggettività e socialità, Milano: FrancoAngeli.
Gabassi P.G. (2006). Psicologia del lavoro nelle organizzazioni. Milano: FrancoAngeli.
Romeo F.P. (2012). Recensione al libro di Bochicchio F. (2012). I bisogni di formazione. Teorie e pratiche. Roma: Carocci, pubblicata su Formez PA (http://www.formez.it) e consultabile all’indirizzo: http://www.formez.it/notizie/i-bisogni-di-formazione-teorie-e-pratiche-di-f-bochicchio-carocci-roma-2012.html.
Spaltro E. (2004). Il clima lavorativo. Manuale di meteorologia organizzativa. Milano: FrancoAngeli.
Venza G. (2005). Formazione e trasformazioni. L’intervento psicosociologico nelle organizzazioni e nel sociale, Milano, FrancoAngeli.

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