La conduzione dell’intervista

L’intervista qualitativa non è semplicemente una tecnica per la raccolta delle informazioni, ma deve essere vista soprattutto come un processo di interazione fra due individui. Questo rende la conduzione dell’intervista un processo non semplice in quanto la flessibilità e la variabilità delle condizioni di entrambi  soggetti rende quasi impossibile l’individuazione di regole generali per una corretta conduzione. Vale comunque la pena di sottolineare che, in ogni caso, i ruoli dell’intervistato e dell’intervistatore si mantengono distinti e non simmetrici: anche se entrambi parlano ed ascoltano, l’intervistatore ha il compito di raccogliere informazioni mentre l’intervistato ha queste informazioni, ma può decidere di rispondere o meno a seconda della situazione, della confidenza, della fiducia che ha in chi pone le domande. Non è raro infatti il caso di interviste con risposte non date o date casualmente, o addirittura volontariamente mistificate, ad esempio, se si ritiene che le informazioni richieste possano essere usate a svantaggio dell’intervistato.

Diversi ricercatori forniscono delle linee guida per la conduzione dell’intervista che possono essere utilizzate per pianificare la struttura del lavoro (Corbetta, 1999; Kanizsa, 1993) e raccomandano di:

  1. fornire all’intervistato delle spiegazioni preliminari, mettendolo al corrente, prima dell’inizio del colloquio, degli scopi dell’intervista stessa, del tema generale dell’intervista e di come verranno utilizzati i dati raccolti.
  2. formulare correttamente le domande e tenere presenti alcuni accorgimenti:
    1. non fare più di una domanda per volta. Non è facile rispondere a domande del tipo “Cosa pensi dell’azione del governo sulla scuola e sulla disoccupazione?”. Una domanda di questo tipo mette in imbarazzo l’intervistato in primo luogo perché non saprà da dove iniziare e, secondariamente, perché potrebbe avere opinioni diverse sui due argomenti. È opportuno quindi separare la domanda in due parti e porre due domande distinte.
    2. preparare domande brevi per evitare che l’intervistato si perda durante la risposta;
    3. evitare di inserire termini ambigui o che possano essere interpretati in modo personale. Ad esempio, non è opportuno chiedere “pensi di essere un ragazzo che passa poco/molto tempo ascoltando musica?” perché non è facile interpretare cosa intende l’intervistato per “poco” o “molto”. È più efficace chiedere “passi più di un’ora al giorno ascoltando musica?”
    4. evitare di utilizzare termini che possano essere veicolo di significati morali o affettivi positivi o negativi;
    5. lo stile della domanda deve essere il più possibile diretto e affermativo;
    6. le domande non dovrebbero contenere riferimenti valoriali positivi o negativi “Non credi che sia bello avere una scuola interculturale?” è una domanda che contiene già un giudizio di valore, se l’intervistato non condivide questa opinione può trovarsi in difficoltà e scegliere di non rispondere affatto o di fingere e conformarsi all’opinione dell’intervistatore.

La trascrizione dell’intervista

In genere – e qualora l’intervistato dia l’autorizzazione – l’intervista viene registrata. Successivamente essa viene trascritta integralmente, parola per parola, cercando di mantenere la trascrizione il più possibile fedele all’intero svolgimento dell’intervista.

Esistono specifiche convenzioni per la trascrizione che cercano di documentare anche la dimensione non verbale della conversazione, come ad esempio:

(…) indica una parte mancante o non comprensibile nella registrazione
, . ; : ! ? cercano di indicare l’intonazione della frase
…  esitazioni, pause brevi
MAIUSCOLO indica una frase pronunciata a volume alto
Minuscolo in corpo minore indica, al contrario, una frase detta a volume basso.

Tra i turni di parola dei due soggetti si lascia solitamente una riga di spazio.

Analisi del materiale raccolto

Il risultato di un’intervista è costituito, oltre che dalle informazioni vere e proprie fornite dall’intervistato, anche dalle motivazioni, dalle opinioni, dagli atteggiamenti, dalle credenze, dai comportamenti raccolti dall’intervistatore tramite l’espressione verbale e non verbale.

La comunicazione non verbale, infatti può fornire importanti indicazioni sugli stati emotivi ed affettivi dell’intervistato e sul loro significato.

Una volta terminate tutte le interviste queste vengono riesaminate insieme come se si trattasse di un’unica narrazione: se da questo esame complessivo emergono nuovi problemi o aree non sufficientemente indagate, è possibile riproporre altre interviste. Il processo di ricerca si struttura in fasi di analisi e nuove interviste che si alternano con il procedere del percorso. Nel corso di questa dinamica si mette in discussione il quadro teorico di partenza, per arricchirlo con i risultati parziali e in qualche caso per ampliarlo o adeguarlo alle necessità che emergono in itinere.

L’analisi del materiale raccolto può essere supportata da appositi software che facilitano la codifica e l’analisi testuale,  come NVIVO, Atlas.ti e HyperRESEARCH che permettono anche il trattamento statistico delle occorrenze e dei testi analizzati.

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