VAE – Validation des acquis de l’expérience

a cura di Sabrina Maniero

1. Inquadramento storico e normativo

La VAE, Validation des acquis de l’Expèrience (validazione dei saperi acquisiti con l’esperienza) è un dispositivo vigente in Francia, che permette a tutti coloro che hanno acquisito esperienza professionale di richiedere il rilascio di un diploma, anche universitario (Pirot, 2007).

In Francia, il sistema di convalida dell’apprendimento non formale e informale si basa su una ampia esperienza di pratiche in materia di identificazione e riconoscimento dell’apprendimento pregresso e dell’esperienza professionale. Esso si fonda su un quadro giuridico chiaro che ha preso forma nell’ambito della formazione professionale continua e delle politiche del mercato del lavoro. La VAE prevede come presupposto fondamentale un diritto individuale di convalida dell’apprendimento non formale e informale ed ha l’obiettivo di dare la possibilità a chi non ha una qualifica professionale, ma possiede esperienze professionali e competenze per ottenere un primo livello di qualifica, di accrescere il proprio livello di istruzione (EC,Cedefop, 2014).

Nel contesto francese la legge di modernizzazione sociale del 2002 ha stabilito il diritto per cui ogni cittadino con tre anni di attività può domandare il riconoscimento e la convalida degli apprendimenti pregressi per ottenere una qualifica della formazione professionale o un titolo accademico. La VAE colloca così la questione del riconoscimento e della certificazione delle qualifiche e delle competenze professionali al centro del dibattito sul diritto alla formazione lifelong. La VAE si applica a tutti i diplomi, titoli e certificati registrati nel Repertorio Nazionale di Certificazione Professionale (RNCP), permettendo di acquisire sia la totalità di un diploma (anche accademico) o di un titolo con finalità professionale, facendo validare le acquisizioni della propria esperienza, sia di accedere ad un corso di formazione senza giustificare il livello di studi o dei diplomi normalmente richiesti, accorciando di conseguenza il percorso formativo.

In sintesi, la VAE si fonda su quattro pilastri giuridici: apertura del sistema di validazione all’insieme dei titoli e/o certificati riconosciuti dalle diverse autorità su scala nazionale; istituzione del Repertorio Nazionale di Certificazione Professionale (RNCP), che raccoglie l’insieme dei diplomi e titoli professionali rilasciati dallo stato; istituzione della Commissione Nazionale della Certificazione Professionale (CNCP) incaricata di coordinare le procedure e aggiornare il repertorio; il diritto del candidato di ottenere un congedo per la realizzazione della procedura, che consente al lavoratore di ottenere un’autorizzazione ad assentarsi un massimo di 24 ore (o tre giorni lavorativi consecutivi). Gli organismi paritari, i fondi interprofessionali partecipano al finanziamento della procedura di convalida e della retribuzione del candidato durante la sua assenza.

Prima del 2002 già altre leggi avevano dato vita all’idea di riconoscere l’esperienza come fonte di apprendimento e poterla quindi validare per l’ottenimento di un diploma senza passare attraverso il superamento di prove. La legge del 10 luglio 1934 dava la possibilità di acquisire il titolo di ingegnere DPE a quelle persone che erano in grado di documentare almeno cinque anni di pratica come tecnici in tale funzione, dopo aver superato con successo un colloquio in cui dar prova dell’esperienza e delle acquisizioni professionali.

Il decreto 906 del 23 agosto 1985 relativo alla Validazione della Acquisizioni Personali e Professionali (VAPP) stabilisce quali sono le condizioni per validare gli studi, le esperienze professionali o acquisizioni personali in vista dell’accesso ai diversi livelli dell’istruzione superiore. Tale legge prevede che possano essere sottoposte a validazione qualsiasi tipo di formazione seguita dal candidato, l’esperienza professionale ed anche le conoscenze e competenze acquisite fuori dai sistemi formali di istruzione.  La procedura di validazione permette di valutare le conoscenze, i metodi e i saper-fare del candidato in funzione della formazione che desidera seguire.Il candidato, non diplomato, per accedere a VAPP deve aver interrotto gli studi da almeno due anni ed avere almeno 20 anni. Tale decreto offre quindi la possibilità di accedere ad una formazione di livello universitario dopo convalida del dossier presentato dal candidato da parte del direttore dell’università, sulla base della proposta della commissione.

Il passo successivo è il decreto n. 538 del 27 marzo 1993 in applicazione della legge del 1992 sull’istruzione superiore. Tale decreto introduce delle innovazioni importanti, quali: la possibilità di riconoscere dispense di una parte delle prove di esame a coloro i quali possono documentare almeno cinque anni di attività professionale per il corso di studi universitari che intendono seguire. Inoltre introduce la jury, composta da professori universitari e da professionisti (con mero potere consultivo), col compito di deliberare riguardo alla domanda di valutazione (mentre col decreto del 1985 operava una commissione pedagogica). Tale decreto risponde alla volontà politica di incentivare la formazione professionale continua, invitando anche il pubblico adulto a ritornare all’università.

Un ulteriore passo in avanti è avvenuto con la Legge di Modernizzazione Sociale del 17 gennaio 2002 che ha istituito la VAE; quest’ultima, a differenza della VAPP, che valida esclusivamente per l’accesso alla formazione, valida per certificare. Tale legge, integrata con il Codice dell’Educazione e il Codice del Lavoro, rappresenta uno strumento con cui far fronte all’accelerazione delle esigenze del mercato del lavoro segnato dalla mobilità, dall’aumento della disoccupazione e dal bisogno di mano d’opera qualificata e di professionalità competente. Il decreto del 2002 abroga quello del 1993.

La legge, all’art. 134, precisa che “vengono prese in considerazione per la convalida l’insieme delle competenze professionali acquisite nell’esercizio di un’attività remunerata, non remunerata, o di volontariato, in rapporto diretto con il contenuto del diploma di istruzione o del titolo professionale”.

La VAE eredita i risultati di una lunga fase di sperimentazione e deriva da un provvedimento che è stato al centro di una fase di consultazione tra le parti sociali.

In Francia la VAE è finanziata da fonti pubbliche e private. Il finanziamento pubblico è parte del bilancio complessivo dello Stato per l’apprendimento permanente; anche le autorità regionali possono destinare fondi al fine di sostenere lo sviluppo della VAE.

2. Descrizione della procedura

Pur essendo la procedura di VAE di competenza di ogni singolo organismo certificatore, possiamo individuare cinque fasi comuni che compongono il percorso di convalida dell’apprendimento esperienziale:

  1. l’informazione breve
  2. l’accoglienza attraverso il colloquio individuale
  3. la procedura di ammissibilità
  4. l’accompagnamento alla elaborazione del dossier
  5. la delibera della giuria.
  • L’informazione breve
    Per avere informazioni in merito alla VAE è possibile rivolgersi a vari organismi di informazione e orientamento, in particolare i Points Relais Conseil (PRC) organismi per l’informazione e la consulenza sulla VAE.
  • L’accoglienza attraverso il colloquio individuale
    Il colloquio individuale è un momento importante in quanto viene scelto il percorso di convalida (VAPP o VAE) e il tipo di certificazione per cui presentare domanda. La scelta comporta una pre-analisi della corrispondenza tra esperienze da validare e competenze afferenti ad un profilo riconosciuto presente nel Repertorio  Nazionale di Certificazioni Professionali (RNCP). È una fase complessa e delicata se si considera che il Repertorio contiene 15.000 certificazioni disponibili.
  • La procedura di ammissibilità
    L’adulto che voglia far convalidare gli apprendimenti della propria esperienza presenta presso l’università che rilascia il titolo accademico che la persona ha scelto una domanda di  ammissibilità (demande de recevabilité). Per la registrazione dei richiedenti e la raccolta di informazioni, nel processo VAE è stato sviluppato un formato comune, conosciuto come Livret 1. Le condizioni per l’ammissibilità sono: dimostrare di avere almeno tre anni di attività remunerata, non remunerata o di volontariato; che tale esperienza sia coerente, in termini di conoscenze e capacità contenuti nel curriculum del corso di laurea per cui si richiede la convalida. La decisione di ammissibilità autorizza il candidato a proseguire nella procedura, ma non comporta una garanzia di successo della convalida.
  • L’accompagnamento all’elaborazione del dossier
    La seconda parte del percorso è la preparazione e la presentazione da parte del candidato di un portfolio (dossier) in cui descrivere e documentare i risultati di apprendimento da convalidare (chiamato Livret 2). In questa fase il candidato può scegliere di essere accompagnato da un esperto (conseiller), che gli offre un supporto metodologico nella compilazione del dossier ed eventualmente per la preparazione dell’intervista con la giuria. La struttura di questo documento può variare a seconda dell’ente certificatore; in ogni caso esso contiene una descrizione scritta dettagliata delle conoscenze e delle competenze acquisite attraverso l’esperienza e la prova dei risultati professionali del richiedente. Si tratta di conoscenze e competenze professionali in rapporto diretto con il contenuto del diploma. Oggetto del dossier e dell’intervista sono soprattutto l’analisi e la riflessione che il candidato fa sulla natura e i limiti dei saperi acquisiti (Pirot, 2007).
    A seconda dell’istituzione competente e del certificato da rilasciare possono variare anche le modalità di valutazione dei requisiti richiesti al candidato, passando dalla semplice validazione dei documenti portati nel dossier, a interviste approfondite, esami o verifiche del comportamento in situazione operativa, reale o simulata.
  • La delibera della giuria e la convalida totale o parziale
    Il contenuto e la rilevanza del portfolio è valutata dai membri di una giuria (jury) di convalida ad-hoc, che si pronuncia in seguito all’esame del dossier e dopo il colloquio sostenuto con il candidato; colloquio che non è obbligatorio, ma frequente. La giuria deve essere composta da almeno un quarto di rappresentanti qualificati delle professioni (per metà datori di lavoro, per metà dipendenti) e all’interno deve esserci una rappresentanza equilibrata di uomini e donne. Non possono farne parte l’accompagnatore (conseiller) né persone che appartengono alla stessa azienda o organismo dove il candidato ha svolto la sua attività. Il parere della giuria è inappellabile  e può comportare: la convalida totale del titolo (rilascio del titolo); la convalida parziale (crediti), per cui il candidato dovrà completare i suoi apprendimenti seguendo le prescrizioni date dalla giuria; il rigetto.

3. Benefici e problematicità

Le prove scientifiche disponibili a livello nazionale sui benefici della procedura di VAE sono limitate, anche se sono stati effettuati alcuni studi a livello locale, come casi di studio. La letteratura grigia suggerisce però una vasta gamma di impatti positivi per gli individui impegnati in VAE, in termini di autostima e sviluppo personale, auto-efficacia, motivazione ad apprendere e la partecipazione alla formazione continua, occupabilità, prospettive di carriera e il benessere sul posto di lavoro (UE, Cedefop, 2014). Essa quindi offre la possibilità di formalizzare/valorizzare le competenze acquisite sul campo al di là del solo riconoscimento unilaterale del datore di lavoro, ma permette anche una razionalizzazione del proprio percorso professionale, in cui le esperienze lavorative, i percorsi biografici e di formazione possono intrecciarsi dando origine a qualifiche riconosciute.

La procedura di riconoscimento e convalida degli apprendimenti pregressi, così come sviluppata nelle pratiche francesi, costituisce un potente fattore di sviluppo e valorizzazione personale e professionale (empowerment). Essa permette al lavoratore di essere riconosciuto sul piano sociale e professionale, disponendo di una prova legittima del livello di competenza acquisito. Per le imprese, la VAE rappresenta: uno strumento per gestire in modo trasparente e coerente l’approccio per competenze; l’accesso al mercato interno ed esterno del lavoro, favorendo la valorizzazione del capitale umano; inoltre agevola la progettazione di azioni di formazione continua che condivise con l’università, consentono una migliore gestione delle competenze e una riduzione dei costi interni della formazione.

Tuttavia non mancano gli elementi di criticità. Il rapporto Besson del 2008 fa un analisi dei risultati ottenuti dal dispositivo VAE nei sei anni della sua applicazione, evidenziando alcune aree problematiche. Si riscontra un numero ridotto di accessi al dispositivo, rispetto alle reali possibilità, dovuto ad una conoscenza limitata tra i lavoratori attivi non diplomati, rispetto al numero di potenziali beneficiari. In particolare segnala come a, causa della sua complessità e lunghezza, solo una percentuale ridotta delle persone che ne fanno domanda e sono ammessi alla VAE, arrivano a portare a termine il percorso intrapreso. Si riscontrano problemi di candidature all’ingresso dovuti a limiti nella comunicazione sulla VAE e alla debolezza di informazioni sulla certificazione; inoltre molte difficoltà provengono dalla predisposizione  del dossier di candidatura (livret 1) e all’esame di ammissibilità di quest’ultimo, all’elaborazione del dossier di presentazione degli apprendimenti pregressi (livret 2), come anche al passaggio davanti alla giuria.  Pochi candidati si avvalgono dell’accompagnamento, che solitamente viene pagato. Altro aspetto critico sono i tempi di attesa legati alla difficoltà di riunire le giurie, che arriva anche ai due anni (indagine DARES) per cui una percentuale (17%) di candidati trovati ammissibili abbandona il percorso. Tra i fattori esterni, Besson evidenzia che la procedura è troppo lunga e non si adatta alle esigenze di chi cerca lavoro. Rispetto alle imprese, nonostante l’interesse verso il dispositivo, queste esprimono una certa diffidenza nei confronti della VAE in merito a vari aspetti tra cui la natura formalizzata del processo e le richieste che attiva nel contesto lavorativo. Nella seconda parte, la relazione di Besson individua soluzioni che consentono di aumentare la numerosità di certificati VAE.


RISORSE BIBLIOGRAFICHE

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Aubret J., Gilbert P., (1993). Savoir et pouvoir: les competences en question. Paris: PUF
Aubret J., Gilbert P. (1994). Reconaissance et validation des acquis. Paris: PUF
Besson, E. (2008). Valoriser l’acquis de l’expérience, Rapport au Premier ministre, http://www.ladocumentationfrancaise.fr/​rapports-publics/​084000590/​.
DARES (2008), Première Syntheses Information, n. 34.2
European Commission, Cedefop, ICF International (2014). European inventory on validation of non-formal and informal learning 2014: country report France, Claire Duchemin, from http://libserver.cedefop.europa.eu/vetelib/2014/87058_FR.pdf
Feutrie M. (2003). La mise en ouvre de la VAE: vers un débat de socuété?, in Actualité de la formation permanente. Centre Inffo, n.182,22-23
Di Rienzo (2010) (Ed). Il riconoscimento e la validazione degli apprendimenti non formali e informali nell’Università. Primo rapporto di ricerca. Prin 2007. Roma:Anicia
Lainé A. (2006). Vae, quand l’expérience se fait savoir. Paris: Eres
Le Boterf G. (2008). Construire les compétences individuelles et collectives, 4° ed., Paris: Edition d’Organisation
Mazzucco C., Zaggia C. (2011). Il dispositivo francese di validazione dei saperi acquisiti, in Adulti all’università. Bilancio, portfolio e certificazione delle competenze. Lecce: PensaMultimedia
Pirot m.C. (2007), Reconnaissance, validation et expérience. Pratique de la “VAE”, “RAEP”et autre validations d’acquis, Presses Universitaires du Septentrion, Paris
Salini D., Ghisla G., Bonini L. (2010), La formazione di professionista VAE. Profilo di competenza e percorsi formativi per professioniste/i della validazione degli apprendimenti esperienziali. Rapporto IUFFP, Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale

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