Osservazione: metodi e strumenti di lavoro

La prima raccomandazione per l’avvio di ogni ricerca è decidere con accuratezza cosa si intende analizzare. Anche quando la raccolta dati avviene attraverso l’osservazione, il primo passo è sempre quello di decidere l’obiettivo della rilevazione. È quindi opportuno decidere come osservare e quando, occuparsi dei metodi e dei contesti e di quali strumenti avvalersi per la conduzione delle osservazioni.

Una prima distinzione si può individuare tra le tecniche di registrazione dei dati “tradizionali”, manuali, e quelle che fanno uso di strumenti “automatici” (rilevazioni fatte tramite registratori audio-video, analisi dei dati computerizzate, ecc…).

In questa scheda verranno presentati alcuni strumenti di lavoro utilizzati per condurre e documentare percorsi di osservazione e alcune fonti di errore da tenere sotto controllo.

1. L’osservazione descrittiva.

E’ una delle tecniche osservative più utilizzate nelle ricerche sul comportamento in età evolutiva. Non introduce elementi estranei nel contesto, in quanto non fa uso di strumentazione tecnologica particolare, ma si fonda unicamente sulla capacità dell’osservatore di individuare gli elementi da osservare e di trascriverli fedelmente, prendendo appunti durante l’osservazione o registrando in momenti successivi i dati raccolti. Questa tecnica costringe il ricercatore a misurarsi in prima persona con il flusso degli eventi da registrare, dovendo egli rielaborare i dati osservati per poterli trascrivere e riesaminare successivamente. Per questo motivo è considerato uno strumento molto formativo, anche dal punto di vista del ricercatore e del soggetto che raccoglie i dati.

Per utilizzare questa tecnica è importante tenere presenti alcuni elementi da tenere sotto controllo:

  1. I dati dell’osservazione. È importante riuscire a riportare fedelmente i dati dell’osservazione senza distorcere o interpretare in modo personale gli elementi osservati.
  2. I dati del contesto. È necessario inserire nel resoconto o nel diario i dati di contesto che aiutano a inserire l’osservazione in un quadro interpretativo complesso.
  3. La distinzione tra i comportamenti osservati e la loro valutazione. È spesso difficile per l’osservatore mantenere una postura distanziata e descrittiva ed evitare giudizi o commenti valutativi sui comportamenti osservati.
  4. L’uso di termini appropriati e non generici. Nel riportare i dati dell’osservazione dovrebbe essere utilizzato un linguaggio specifico, evitando termini poco esplicativi o troppo generici.
  5. La raccolta di informazioni che abbiano una consequenzialità logica. Il risultato di un’osservazione “carta e matita” non può essere un elenco di dati non coerenti tra loro e estemporanei, ma le informazioni raccolte dovrebbero essere integrate e dovrebbero avere una logica guidante.
  6. Le relazioni sociali sia con gli adulti che con i coetanei. Nell’osservazione di soggetti di età infantile vanno tenute sotto controllo sia le interazioni con i coetanei, sia quelle con gli adulti.
  7. Il rapporto con gli oggetti. Un’altra fonte di dati osservativi che non va trascurata è quella che deriva dall’interazione del soggetto con l’ambiente e con gli oggetti che lo circondano.
  8. Le interazioni linguistiche e il comportamento non verbale. Fanno parte degli elementi da osservare, oltre ai comportamenti linguistici del soggetto, anche i comportamenti non verbali che spesso forniscono informazioni complementari e in qualche caso anche contrastanti rispetto alle indicazioni fornite verbalmente.

L’osservazione descrittiva è uno strumento molto utilizzato nell’ambito della psicologia clinica ed è stato  utilizzato in diverse direzioni nelle ricerche psicoanalitiche.  Ad esempio, la tecnica dell’infant observation (Bick, 1964), nel suo impianto classico, utilizza le osservazioni a posteriori. Alla fine della seduta osservativa il ricercatore compone una relazione molto descrittiva che cerca di focalizzare l’attenzione sui processi esterni (i comportamenti osservati), ma soprattutto sui processi interni, sulle dinamiche che si sono  sviluppate durante l’evento osservato. Per riuscire ad acquisire il necessario “distanziamento”, il ricercatore deve effettuare uno specifico training per imparare a controllare la propria soggettività emozionale e affettiva.

2. L’osservazione videoregistrata e l’uso del registratore audio

Rispetto alla trascrizione manuale dei contenuti osservati, la videoregistrazione offre una serie di vantaggi riconducibili tanto alla maggiore precisione della rilevazione quanto alla possibilità offerta di una revisione in tempi successivi e di un confronto tra osservatori diversi.

La stessa traccia videoregistrata può essere consultata più volte focalizzando via via l’attenzione su aspetti diversi o su soggetti differenti, evitando che informazioni importanti vadano perdute perché messe in ombra da altri eventi o da elementi che attirano maggiormente l’attenzione.

La possibilità di rivedere la videoregistrazione in tempi successivi consente quindi livelli differenti di analisi da parte dello stesso osservatore, ma soprattutto permette un confronto intersoggettivo dei dati raccolti, in quanto osservatori diversi possono essere consultati e coinvolti. Questo permette sicuramente uno scambio di interpretazioni e la messa in evidenza di punti di vista diversi con la ricerca di un consenso intersoggettivo sui dati raccolti.

Un’altra modalità di lavoro prevede la dettatura al registratore audio di ciò che sta accadendo in un determinato contesto. L’osservatore, libero dal carico cognitivo che la scrittura impone, può rimanere focalizzato con lo sguardo sul soggetto da osservare e in questo modo può cogliere nella sua interezza un’intera sequenza di comportamento, senza perdere piccoli particolari o gesti rapidi che possono essere importanti per la comprensione globale.

3. Uso di strumenti strutturati

Gli strumenti strutturati sono elenchi, griglie, liste di elementi da osservare per facilitare la raccolta dei dati. Vengono definiti “metodi chiusi” e comportano una pre-selezione dei dati da osservare.

La decisione di utilizzare o costruire una griglia di osservazione prende l’avvio dall’individuazione degli obiettivi della ricerca, e si basa sull’orizzonte teorico di riferimento del ricercatore e su ciò che intende indagare.

Le categorie individuate dipendono direttamente  da questo e possono essere più  meno ampie e dettagliate, in relazione a ciò che deve essere raccolto e selezionato. Il sistema delle categorie dovrebbe essere per quanto possibile chiaro e univoco, per rendere più semplice il passaggio dalla rilevazione all’analisi dei dati. Categorie chiare facilitano inoltre l’accordo dei diversi osservatori.

Le griglie di osservazione trovano applicazione in ambiti tra loro molto diversi, dalla psicologia clinica alla supervisione dell’attività didattica, alla valutazione in ambito psicopedagogico.

In tutti questi casi, il loro utilizzo ottiene il duplice scopo di raccogliere i  dati necessari alla ricerca, ma, nel contempo, di permettere la crescita dell’osservatore stesso affinando le sue capacità analitiche e orientando le sue osservazioni.

4. Fonti di errore nell’osservazione

Come in tutti i metodi di raccolta dei dati , sono possibili errori dovuti alla parzialità o alla distorsione dei fatti osservati. Essi possono verificarsi sia nella fase di rilevazione sia in quella successiva di analisi, codifica e interpretazione dei dati.

  • Reazione dei soggetti alla presenza dell’osservatore. La presenza dell’osservatore modifica il contesto in cui si inserisce, e questo può causare reazioni e comportamenti meno spontanei dei soggetti osservati. Questo rischio è maggiore se l’osservatore è un estraneo, mentre diminuisce se chi osserva è una persona conosciuta o già inserita nel contesto. Per evitare possibili distorsioni è opportuno che l’osservatore cerchi di familiarizzare con i soggetti e con l’ambiente, prevedendo una fase di presenza nel contesto prima di cominciare la rilevazione, per permettere ai soggetti di abituarsi alla presenza dell’osservatore.
  • Condizioni dell’osservatore. Se l’osservatore non è un soggetto adeguatamente formato, o se è un ricercatore con poca esperienza, spesso può vivere il compito con una certa ansia derivante dalla preoccupazione di non riuscire a cogliere tutte le informazioni. Se l’ansia diventa eccessiva, finisce per inibire le capacità di attenzione e per rendere l’osservatore meno efficace.
  • Aspettative dell’osservatore. Se l’osservatore si avvicina al contesto da osservare con delle preconcezioni radicate, può accadere che la sua attenzione si concentri involontariamente sugli aspetti che tendono a confermare le sue convinzioni personali, ignorando eventuali elementi discrepanti.
  • Linguaggio. Il modo in cui un certo comportamento viene registrato e trascritto dipende in misura rilevante anche dal linguaggio utilizzato. L’uso di un linguaggio descrittivo e non valutativo, l’utilizzo di termini per quanto possibile “neutri” anche sotto l’aspetto valoriale e l’attenzione ad una formulazione chiara e libera da ambiguità sono elementi necessari e da tenere sotto controllo per un buon osservatore. Lo scopo dell’osservazione è quello di una comprensione intersoggettiva dell’evento osservato, e il linguaggio è l’elemento che può facilitare o ostacolare tale intercomprensione.
  • L’attenzione al contesto. L’analisi corretta delle condizioni in cui si verifica un determinato comportamento permette di cogliere il senso del comportamento stesso, i motivi che lo hanno provocato, il significato di un gesto o di una frase. Vanno quindi tenute in considerazione tutte le caratteristiche del contesto, anche quelle fisiche e sociali.
  • Il tempo. Una delle criticità che possono impedire di cogliere il significato di un evento è data da un registrazione errata della durata di un comportamento o dell’ordine in cui una sequenza di azioni si sono verificate. È importante rispettare la struttura temporale dell’evento osservato, senza la quale la comprensione dell’evento è difficoltosa.
  • Lo strumento osservativo. Ogni strumento ha le proprie caratteristiche e  non esiste uno strumento valido in assoluto. Ogni ricerca, sulla base degli obiettivi e della domanda di indagine deve scegliere lo strumento o gli strumenti che ritiene più opportuni. Il rischio è quello di rilevare informazioni che risultano poco significative per la ricerca. In molti casi è opportuno prevedere tecniche di rilevazione combinate, che sfruttino le caratteristiche positive di più strumenti.

 

Riferimenti bibliografici

Mantovani, S.  (a cura di) (1998), La ricerca sul campo in educazione. I metodi qualitativi, Milano, Mondadori.
Bick E. (1964), Note sull’osservazione del lattante nell’addestramento psicoanalitico, trad. it. in Isaacs S. et alii (1989), L’osservazione diretta del bambino, Torino, Boringhieri, pp. 70- 89.

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