Multi-inter-trans-co-disciplinarietà

Morval (1993) descrive alcune modalità di lavoro fra più discipline (Multi-disciplinari, Inter-disciplinari, Trans-disciplinari).

La multi-disciplinarietà è lo studio di un problema o di un oggetto da parte dispecialisti appartenenti a discipline diverse senza una reale concertazione. Si trattadi percorsi paralleli che tendono a uno scopo comune grazie alla somma dei singoli contributi.
L’inter-disciplinarietà richiede un’implicazione degli esperti, tanto a livello di conoscenza, che di metodo, un lavorare ed elaborare in comune (Morval, 1993).
Con la trans-disciplinarietà si intende lo studio di un problema o di un oggetto da parte di specialisti le cui riflessioni oltrepassano i limiti dei loro domini specifici e raggiungono punti di incontro che permettono la fusione dei saperi e deimetodi, favorendo l’emergere di nuove discipline inglobanti e il superamento dellediscipline costitutive (Terrisse in Blanchard-Laville, 2000).

Alcuni autori, quali  Blanchard-Laville e Vigarello, diffidano del “sogno” inter-disciplinare, criticano la posizione di Ardoino (1996) e sottolineano come ritenere possibile la presenza di un ricercatore poli-glotta sia fonte di enormi confusioni; essere poli-glotta, ovvero padroneggiare più epistemologie, è utopico.

In coerenze con tale posizione Blanchard-Laville (2000)  propone la co-disciplinarietà. L’autrice sostiene che in un team ogni componente possa raggiungere al massimo una certa familiarità o comprensione empatica con i saperi degli altri ricercatori. Tale empatia permette di co-pensare, ma non di padroneggiare la “lingua” disciplinaredegli altri (Blanchard-Laville, 2000, p. 4). La proposta è quella di una co-costruzione di senso su un oggetto di studio. Si crea uno spazio in cui differenti ricercatori non pensano necessariamente la stessa cosa, ma dove è la stessa cosa che li fa pensare e dove, pensando a ciò che questa cosa li fa pensare, ci sono delle possibilità che, comunicando all’altro ciò che ciascuno pensa, emergano idee che danno luce e arricchiscono la vita psichica di ciascuno (ivi, p. 6). L’autrice riprende il concetto di Widlöcher (1994) per il quale “co-pensare non significa identità, ma transfert di pensiero”. Blanchard-Laville sottolinea due elementi per la co-disciplinarietà:
– la presenza di un gruppo composto da esperti di discipline diverse e,connesso a ciò, l’impossibilità da parte di un singolo di sussumere le varieprospettive;
– la necessità che il gruppo operi su un oggetto di indagine situato e contestuale, su un progetto di azione limitato nello spazio e nel tempo.
In sintesi: un gruppo, un problema, una situazione, un’etica.

[da PG Rossi, “Didattica enattiva”, Franco Angeli, 2011]


BIBLIOGRAFIA

Ardoino J. (1996), “Le travail sur les langages disciplinaires: l’agent, l’acteur, l’auteur”, in Ouvrage collectif, Éthique, Épistémologique et sciences de l’homme, L’Harmattan, Paris.
Blanchard-Laville C. (2000), “De la co-disciplinarité en sciences de l’éducation”, Revue Française de pédagogie, 132, 1, pp. 55-66.
Morval M. (1993), “La recherche interdisciplinaire: une difficile intégration”, in V. de Gaulejac, S. Roy (eds.), Sociologies cliniques, Editions Hommes et perspectives, Montréal, pp. 297-304.
Widlöcher D. (1994), Les nouvelles cartes de la psychanalyse, Odile Jacob, Paris.

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