Visalberghi

Aldo Visalberghi (1919- 2007) professore ordinario di pedagogia presso l’Università di Roma, fondatore della prima scuola di dottorato in Pedagogia Sperimentale presso la Sapienza (1983). Nutrì uno spiccato interesse nell’opera di diffusione del pensiero di Dewey, attraverso la traduzione di scritti e saggi che fece confluire nella monografia J. Dewey (1951). In un contesto nazionale in cui la primazia della corrente idealista si opponeva al pragmatismo pedagogico, pubblica la sua opera Esperienza e Valutazione, ispirata al testo Le fonti di una scienza dell’educazione dell’Autore americano. Particolarmente impegnato nell’ambito socio-politico del tempo, diviene portavoce di una scuola aperta in cui vige la democrazia educativa. Con Visalberghi si afferma un nuovo modo di fare ricerca in cui coesistono pensiero e azione, teoria e prassi, progettualità ed esperienza poiché, secondo il suo pensiero, non si possono elaborare finalità e valori al di fuori delle concrete attività di ricerca e di impegno educativo. I fini e i mezzi sono inseparabili “nella misura in cui questo rapporto non è di astratta sussunzione dei secondi ai primi, ma è piuttosto concepito come una relazione vitale e coniugata” (Visalberghi, 1965, p.31). In riferimento alla ricerca sperimentale in educazione, Visalberghi afferma che

«Qualunque disegno sperimentale implica l’individuazione e la scelta di un certo numero di variabili, alcune considerate “indipendenti” altre “dipendenti”. Ma può a ben diritto essere considerata sperimentale anche la ricerca che non introduce intenzionalmente variazioni nelle variabili indipendenti, ma si limita a misurare situazioni di fatto sforzandosi di istituire a posteriori relazioni fra le variabili rilevate ipotizzabili come causali. In genere queste indagini che non comportano variazioni intenzionali di fattori considerati rilevanti, o non inseriscono fattori nuovi nella situazione, hanno bisogno di operare su campioni rappresentativi molto estesi dell’ “universo” che si intende studiare. In tutti i casi la ricerca pedagogica empirico/sperimentale ricorre sistematicamente a strumenti statistici anche sofisticati, indispensabili per verificare il grado di attendibilità dei risultati ottenuti» (1993, p. 3)

La pedagogia, in tal modo, diviene una scienza applicata in funzione alle finalità educative, un sapere pragmatico non speculativo. Alla fine degli anni ‘50,  Visalberghi diviene promotore e sostenitore degli studi docimologici in Italia. L’affermarsi di ricerche che rivolgono l’attenzione sull’utilizzo di strumenti oggettivi, dei testing e di metodologie che riducono il livello di soggettività nei processi di valutazione scolastica, è trattato nel testo Misurazione e valutazione nel processo educativo (1955). In esso, è riportata la distinzione tra misurazione e valutazione, «nonché sopprimere la valutazione, la misurazione nasce dalla valutazione e nella valutazione confluisce» (Visalberghi, 1955, p.18). Al termine misurazione viene attribuito un duplice significato: non solo operazione di conteggio e di confronto ma momento di discrezione e di equilibrio, destinato a ricavare dei dati oggettivi; nel secondo momento, che coincide con la valutazione, è previsto il processo di elaborazione di  un giudizio.

L’introduzione dei testing, strumenti costruiti su criteri oggettivi, si inserisce nel momento quantitativo del processo educativo, che è propedeutico alla valutazione, in quanto mira alla raccolta di dati certi da interpretare. Nell’opera del 1955, Visalberghi dimostra l’infondatezza del pregiudizio nei confronti della misurazione “una tale pretesa di misurare lo spirito appare a taluni talmente irriguardosa per lo spirito stesso da destinare senz’altro all’insuccesso qualunque tentativo di mostrar loro che queste pratiche diaboliche non sono poi tanto diaboliche, ciò non negano il mondo di valori in cui essi hanno fede” (op.cit, 1955, p.13). Riprende il Mastery learning, elaborato da Bloom, e pubblica con Corda Costa un articolo nel quale riporta le prime sperimentazioni che si avvalgono di tale strategia, indirizzata al conseguimento di risultati positivi nel processo di insegnamento-apprendimento. Visalberghi lo considera un approccio didattico strutturato ma flessibile, volto ad innalzare la qualità dell’esperienza scolastica poiché coniuga l’apprendimento e la valutazione e fornisce la possibilità di intervenire tempestivamente per provvedere al recupero del singolo allievo. Il carattere pragmatico e applicativo della pedagogia viene affermato nel 1965 quando pone la ricerca pedagogica in relazione con le scienze pure con le quali stabilisce un rapporto funzionale non sistemico.  La pedagogia ricava i principi evolutivi, su cui si innesta il discorso teoretico di stampo educativo, dalla psicologia e dalla biologia. L’interesse per l’evaluation continua negli anni, sino alla partecipazione nell’International Association for the Evaluation of Educational Achievement (IAE) che, dagli anni ’70, è impegnata a condurre un’indagine comparativa a livello internazionale sull’apprendimento scolastico. Con Visalberghi, la ricerca empirica in campo scolastico viene riconosciuta a livello accademico e si inserisce dal 1974 nel panorama internazionale.


Tra le sue opere più significative

Visalberghi, A. (1951). John Dewey. Firenze: La Nuova Italia.
Visalberghi, A. (1955). Misurazione e valutazione nel processo educativo. Milano: Edizioni di Comunità.
Visalberghi, A. (1958). Esperienza e valutazione. Torino: Taylor.
Visalberghi, A. (1965). I problemi della ricerca pedagogica. Firenze: La Nuova Italia.
Visalberghi A. (1978). Pedagogia e scienze dell’educazione. Milano: Mondadori.
Visalberghi A. (1988). Insegnare ad apprendere, un approccio evolutivo. Firenze: La Nuova Italia.
Visalberghi A. (2007). Il mio itinerario umano, pedagogico, filosofico. Roma: Centro Stampa Nuova Cultura.


 

Tra i suoi scritti più significativi

Visalberghi, A. (a cura di). (1967). Educazione e condizionamento sociale. Roma-Bari: Laterza
Corda Costa, M., Visalberghi, A. (1977). L’approccio mastery learning ed una sua prima applicazione in Italia. In Indagine IEA e situazione italiana, Quaderni degli annali della Pubblica Istruzione”, XXIII, n. 5, pp.222-236.
Visalberghi, A. (1993). La ricerca pedagogica: empirica e no, in “Cadmo”,2, pp.3-4.

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